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Antartide: la strana e bellissima vita che si nasconde nelle sue gelide profondità I ricercatori si affrettano a catalogare queste specie uniche prima che i cambiamenti climatici influenzino ulteriormente il loro habitat.

By 29 Agosto 2019 No Comments

Esplorare la vita sottomarina in Antartide rimasta incontaminata per 100.000 anni, fino al crollo della piattaforma di ghiaccio Larsen C avvenuto nel 2017. Il viaggio in questo mondo antartico sommerso potrà aiutare a capire come si è sviluppata ed evoluta la vita in un ambiente rimasto nell’oscurità. Per migliaia di anni. E come questo ecosistema si sia adattato ai cambiamenti climatici.

Nel luglio 2017, un iceberg con un volume d’acqua doppio rispetto a quello del lago Erie, comprendente circa 2.300 miglia quadrate, si è staccato dalla piattaforma Larsen C in Antartide . Il gigantesco iceberg, chiamato A-68, spesso di 620 piedi, ha scoperto un tratto di oceano nascosto alla luce del sole per più di 100.000 anni .

Alcuni ricercatori hanno immediatamente valutato la possibilità di visitare la regione per approfondire gli studi sulle profondità e le specie dell’ Antartide, precedentemente nascoste. Un’opportunità unica per studiare come la vita marina risponde a un drammatico cambiamento ambientale.

La spedizione era stata tentata nel 2018 dalla British Antarctic Survey, l’organizzazione britannica che si occupa di ricerca e divulgazione scientifica sull’ Antartide. Il team internazionale si era posto l’intento di esaminare l’ecosistema marino che attraversa la colonna d’acqua dalla superficie dell’oceano fino al fondo del mare.

La spedizione, purtroppo, non ha avuto successo, a causa di una barriera di ghiaccio spessa 5 metri che ha costretto la nave James Clark Ross a invertire la rotta. Fortunatamente, il team aveva un piano di riserva. La spedizione si è spostata più a nord per esplorare le acque del Prince Gustav Channel Ice Shelf e del Larsen A Ice Shelf. Crollate entrambe nel 1995. Utilizzando videocamere e una slitta speciale per catturare piccoli animali, i ricercatori hanno esplorato le acque oceaniche profonde fino a 3.000 piedi.

Un altro team di ricercatori sta tentando lo stesso viaggio coordinato da Boris Dorschel, dell’Istituto tedesco Alfred Wegener per la ricerca polare e marina.  Il viaggio in questo mondo antartico sommerso potrà aiutare a capire come si è sviluppata ed evoluta la vita in un ambiente rimasto nell’oscurità per migliaia di anni, e come questo ecosistema si è adattato ai cambiamenti climatici.

Il censimento della biodiversità marina nell’Oceano Antartico

Quindi che tipo di vita si trova nelle acque in cui le temperature scendono regolarmente ben al di sotto dello zero e la luce solare penetra a malapena oltre i 600 piedi? Sorprendentemente, ce ne sono moltissime.  Poche persone si rendono conto di quanto sia ricca la biodiversità nell’Oceano Antartico.

Persino una singola rete da traino può rivelare un’affascinante serie di creature strane e meravigliose. Questi animali sono potenzialmente ottimi indicatori del cambiamento ambientale che si verificano non solo nei fondali bassi, ma anche in acque più profonde.

Nel 2005 è stato avviato il censimento della biodiversità marina nell’Oceano Antartico, dove i ricercatori hanno identificato più di 6.000 specie che vivono sul fondo del mare. Più della metà uniche per la regione congelata. Queste specie, incredibili e simili ad aliene, hanno trascorso milioni di anni adattandosi alle gelide temperature dell’ Antartide. Ma sono comunque  particolarmente vulnerabili ai piccoli cambiamenti nel loro ambiente.

Le regioni polari sono tra i luoghi più a rischio a causa del riscaldamento globale. Le previsioni suggeriscono che in futuro assisteremo al riscaldamento delle temperature della superficie del mare. All’aumento dell’acidificazione degli oceani e alla diminuzione del ghiaccio marino invernale. Tutti fattori che hanno un effetto diretto sulla vita marina.

Nonostante non siano in grado di raggiungere la regione inesplorata vicino alla piattaforma di ghiaccio Larsen C, i ricercatori sono già impegnati a pianificare opportunità future. Fortunatamente, il tempo è dalla loro parte, poiché l’area è la prima a beneficiare di un nuovo accordo internazionale concluso nel 2016. Un accordo che protegge le aree marine artiche appena esposte dalle pratiche di pesca distruttive per un massimo di un decennio.

Sfruttare questa nuova opportunità, in assenza di pesca, crea una sfida entusiasmante per la comunità scientifica internazionale. In un momento di cambiamenti climatici senza precedenti. Continua…

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