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I REPERTI DI CONTRADA BULALA AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI GELA

By 27 marzo 2018 No Comments

GELA – DAL MARE AL MUSEOI REPERTI DI CONTRADA BULALA AL MU SEO ARCHEOLOGICO DI GELA
Martedì 10 aprile alle ore 10.00 nei locali del Museo archeologico
regionale di Gela, verranno presentati i reperti subacquei recuperati
dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine
svolte negli ultimi anni in collaborazione con la Guardia di Finanza
ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese
Francesco Cassarino.
Tra gli altri, verranno esposti i due elmi corinzi provenienti dai
fondali di contrada Bulala; si tratta di due oggetti molto simili tra
di loro, inquadrabili nella tipologia dell’elmo diffuso in Grecia tra
il 650 e il 450 a.C. Sono costituiti da un’ampia calotta con paranaso
rettangolare allungato e da due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli
fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere
in cuoio all’interno. Gli elmi possono essere datati nell’arco del VI
sec. a.C.
I lingotti, anch’essi in esposizione, facevano parte di un prezioso
carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di
metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I
lingotti sono di un metallo particolare, chiamato “oricalco”. Una lega
di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato nell’antichità un
metallo prezioso e al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e
l’argento.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più
importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come
ritrovamento sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con
questa lega sono molto rari.
Fra i più significativi reperti anche un exaleiptron (cothon) di
importazione corinzia con decorazione geometrica databile dalla seconda
metà alla fine del VI secolo a.C., una macina in pietra lavica con
inserto in legno e un’ancora in piombo e legno.
La mostra sarà inaugurata dal Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa
e dal Direttore del Museo di Gela Ennio Turco.
Il restauro di alcuni dei reperti esposti, è stato effettuato grazie
al supporto del Club per l’UNESCO di Gela.

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