Bonifica del trabaccolo austroungarico: già recuperate duemila cartucce e decine di proiettili. Ma a bordo c’erano altre armi di Marco Bisiach

La bonifica del relitto austroungarico al largo di Grado Ventotto ore di immersione, 84 proiettili da cannone da 104 millimetri, 92 proiettili da cannone da 76, otre duemila pallottole sono il risultato della prima fase di bonifica del relitto del trabaccolo austroungarico affondato nel novembre del 1917 e ritrovato casualmente nel novembre scorso durante un’immersione scientifica nel corso della realizzazione di un documentario sulla Grande guerra in Adriatico. La Marina militare ha illustrato il lavoro in corso da parte dei palombari del Comsubin, che in queste settimane stanno lavorando alla bonifica del relitto recuperando il carico di munizioni allora destinato alla prima linea del fronte. Nel video le immagini subacquee realizzate sul relitto dagli uomini del Gos, il Gruppo operativo subacquei del Comsubin.
GORIZIA. Oltre duemila cartucce per armi calibro 8×50, 92 proiettili da 76,5 millimetri, e 84 proiettili da 104 millimetri. È questa è la corposa porzione del tanto prezioso, al tempo, quanto pericoloso, oggi, carico recuperata e già distrutta dagli uomini del Gruppo operativo subacquei della Marina militare durante le operazioni di bonifica degli ordigni ritrovati nel relitto austro-ungarico della Prima guerra mondiale che riposa nelle acque davanti a Grado. Il tutto nel corso di 28 immersioni per un totale di 54 ore di lavoro.

A fare il punto della situazione sulla prima fase dell’intervento, che dovrebbe concludersi nelle prossime settimane, è servita ieri mattina la conferenza stampa convocata a Gorizia dal Prefetto Massimo Marchesiello – che ha sottolineato il valore aggiunto dato dallo sforzo del nucleo speciale della Marina -, cui hanno preso parte tra gli altri il comandante del Comando operativo subacquei della Marina Militare, capitano Bruno Rocca, il comandante dell’Ufficio storico della Marina militare Leonardo Merlini, e la comandante della Capitaneria di Porto di Grado, tenente di vascello Elisabetta Bolognini. Il relitto, che si trova a circa 2,5 miglia nautiche dal porto di Grado, è stato scoperto nel dicembre 2017 durante un’immersione scientifica del sommozzatore professionale Nino Caressa, nell’ambito delle riprese per la realizzazione del documentario di produzione Rai Fvg “Trincee del mare”, di Pietro Spirito e Luigi Zannini, per la regia di quest’ultimo.

CONTINUA…

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