Il grande squalo bianco : verità e falsi miti



Il grande squalo bianco : verità e falsi miti

Lo squalo bianco è sempre stato mostrato come un mostro assetato di sangue, un gigante insaziabile che addenta tutto ciò che trova in acqua; la sua pessima reputazione fu resa ancor più tristemente famoso dall’omonimo film del 1975 (Jaws).
Il suo nome scientifico, Carcharodon carcharias, dal greco kάrkhαros, aguzzo, e  odón, dente, dente aguzzo, deriva il nome di pescecane. Il Grande Squalo Bianco, nell’immaginario collettivo,  è il predatore marino per eccellenza, con una lunghezza che può raggiungere i sette metri, capace di cacciare grandi animali marini grazie alla sua incredibile capacità di adattarsi alle situazioni e predare di sorpresa anche spiccando grandi balzi fuori dall’acqua.
Genesi e presenza
Si pensa che l’antenato dello squalo bianco sia apparso sul pianeta durante il Miocene (il più antico fossile conosciuto risale a circa 16 milioni di anni fa) discendendo probabilmente dal Carcharodon megalodon, un gigantesco predatore preistorico; questa convinzione deriva  dalla somiglianza dei suoi denti e delle sue dimensioni dal Carcharodon. Sostanzialmente cosmopolita, il grande bianco è diffuso particolarmente in acque fredde o temperate (tra gli 11 ed i 24 °C), costiere ed al largo delle coste meridionali dell’Australia, del Sudafrica, della California e del Messico occidentale.
È tuttavia possibile trovarlo anche in acque più calde, come ai Caraibi e nel mar Mediterraneo dove sono stati pescati esemplari di oltre cinque metri in prossimità delle zone di pesca del tonno, in un’area che comprende la Sicilia, Malta e la Tunisia. La sua tolleranza alle temperature non pone molti limiti alla sua presenza.
Occasionalmente è stato osservato anche nelle acque della Toscana dove si presume sia avvenuto in passato un attacco mortale ad un subacqueo (Baratti). È uno squalo normalmente pelagico ma si avvicina alla riva nelle aree in cui la piattaforma continentale è molto vicina alla costa o in quelle ricche di potenziali prede (come, ad esempio, le colonie di otarie, foche e pinguini animali che sono le sue prede preferite).
Sebbene non sembra amare le acque dolci, può penetrare all’interno di baie saline ed in aree con scarichi fognari, attirato dai residui organici che attivano l’attenzione dei suoi sensibilissimi sensori naturali. Questo squalo tende a restare ad una profondità che va dalla superficie ai 250 metri anche se si pensa possa scendere fino a 1.200 metri.

continua… http://www.ocean4future.org/archives/1878

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