Diving in Papua Nuova Guinea: una destinazione senza tempo



I subacquei, in genere mai soddisfatti, sono sempre alla ricerca di nuove mete e nuovi mari. La voglia di scoprire è sempre forte, eppure ci sono mete il cui fascino resta intatto anche a distanza di anni come dimostrano i paradisi sommersi della PNG, acronimo sotto il quale si nasconde la Papua Nuova Guinea.
Terra di forti contrasti, ancora selvaggia e quasi inesplorata a paragone di altre mete subacquee, Papua Nuova Guinea può essere considerata, in una programmazione ideale dei nostri viaggi sub, come la meta dell’anno per la distanza (si trova poco sopra l’Australia) e per la ricchezza e bellezza dei suoi fondali. Tra le varie possibili destinazioni di questa remota regione è meglio optare per un primo approccio per la meta più classica, il Walindi Plantation Resort che sorge nella Nuova Britannia, l’isola più grande di PNG, a circa un’ora di volo da Port Moresby, il punto di arrivo dei voli transcontinentali.
Incastonato tra una piantagione di palme e la spiaggia vulcanica c’è il Walindi Plantation Resort, una struttura ormai entrata nella storia della subacquea perché da qui sono passati tutti i più grandi fotosub del mondo, attirati dall’incredibile varietà e qualità dei fondali. Uno tra tutti David Doubilet, uno dei mostri sacri della fotografia subacquea mondiale. Perfettamente organizzate, le immersioni si svolgono all’interno di Kimbe Bay, considerata una delle zone dove i coralli riescono ancora a dare il meglio di sé stessi e i panorami subacquei appaiono incontaminati. I punti di immersione (ma si può anche praticare lo snorkelling) raggiungibili da terra, cioè da Walindi, sono una quarantina (la più distante è a un’ora di barca) e questo ti assicura, calcolando 2-3 immersioni al giorno, di riempire una decina di giorni senza annoiarti.

continua…

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